Hoher Kontrast Grafische Version

Archivio stampa

Bolzano - Sociale: via gli operatori senza patentino - Nessuna proroga per i 9 assistenti che hanno perso il lavoro

Nel quadro dell’attività di vigilanza su atti e delibere di Comuni e enti locali, la giunta provinciale si è occupata ieri del caso di alcuni operatori del settore assistenza ai disabili - personale che fa capo ai Comuni o ai comprensori - non ancora in possesso del richiesto patentino di bilinguismo.
Con il nuovo anno diventa infatti obbligatorio il patentino nei servizi sociali, pena il mancato rinnovo del contratto. La vicenda risale al 2001, quando ci fu il passaggio del personale a Comuni e Comunità comprensoriali, con relativa entrata in vigore della legge sull’obbligo del bilinguismo per partecipare ai concorsi per i posti a tempo indeterminato. Decine di lavoratori impegnati nell’assistenza a persone disabili hanno continuato a lavorare a tempo determinato, fino a quando nel 2008 non è stato sancito l’obbligo del bilinguismo anche per loro. All’epoca fu concordato con le organizzazioni sindacali un biennio di transizione, due anni di tempo per ottenere il patentino. Secondo i dati esibiti ieri alla Giunta, che vigila sugli atti presentati dagli enti locali, a tutt’oggi la gran parte degli operatori lo ha conseguito, anche se una quarantina ad un livello inferiore rispetto alla mansione effettivamente svolta, fatto che si rifletterà sull’inquadramento professionale.
Nove operatori invece non sono ancora riusciti ad ottenere lÂ’attestato di conoscenza della seconda lingua e per questa ragione, stante lÂ’impossibilitĂ  di una deroga per il personale senza patentino, non vedranno riconfermati i loro contratti a tempo determinato per il 2011.
Una doccia fredda sui sindacati che avevano chiesto alla Provincia una specie di sanatoria. Dei nove, cinque sono di madrelingua italiana e quattro tedesca, i primi concentrati nell’area di Bolzano mentre i secondi distribuiti nelle valli. «Noi non discutiamo la legge che prevede l’obbligatorietà del bilinguismo - spiegano Marco Maffei e Cornelia Brugger della Cgil - ma avremmo voluto che questo personale venisse rispettato dopo quindici o vent’anni di contratti a tempo determinato». Le assunzioni di questi operatori, infatti, non sono avvenute secondo le normali procedure concorsuali per l’impiego pubblico, ma per precettazione; vale a dire con contratti privati a tempo determinato rinnovati fino a venti volte.


Fonte: Alto Adige da 31/12/2010